Supplenze: riaperte le GPS

Si riaprono le GPS, il Ministero dell’Istruzione con l’Ordinanza 112 del 6 maggio 2022 ha regolamentato l’aggiornamento delle GPS per gli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024. Tale avviso indica i modi e tempi per la presentazione delle domande per l’aggiornamento delle graduatorie provinciali e di istituto.

Si potrà inoltrare le domande da oggi, 12 maggio 2022 e fino alle 23.50 del 31 maggio 2022, utilizzando esclusivamente la procedura telematica per: inserimento, aggiornamenti o trasferimento nelle GPS. La procedura richiede:

  • essere abilitati al servizio “Istanze on line”,
  • credenziali del Sistema Pubblico di identità digitale (SPID),
  • in alternativa Carta di Identità Elettronica (CIE).

Le graduatorie avranno validità biennale.

E’ anche disponibile dell’ordinanza ministeriale e allegate tabelle di valutazione dei titoli. Tutti i titoli devono essere posseduti entro il 31 Maggio, con riserva chi dovrà conseguire l’abilitazione e/o la specializzazione sul sostegno entro il 20 luglio 2022. si rimanda all’ordinanza per tutti i vari casi.

Punteggio GPS e come candidarsi

Oltre al titolo d’accesso, i 24 CFU nei casi previsti, ai fini del punteggio aggiuntivo contano l’eventuale servizio, un seconda laurea e/o master e/o dottorato di ricerca, tra gli altri titoli segnaliamo:

Certificazioni informatiche: ogni certificazione vale, infatti, 0.5 punti. Ed è possibile acquisirne fino a quattro, per un totale di massimo 2 punti. Tra queste ECDL, PEKIT, EIPSS, Microsoft, LIM, Tablet, Coding

Certificazioni linguistiche: B2, C1 o C2. B2, che garantisce all’aspirante docente ben 3 punti ai fini delle GPS. Il livello C1, invece, vale 4 punti e il livello C2 ben 6 punti.

Si può presentare l’istanza in un’unica provincia per una o più GPS e per le correlate graduatorie di istituto di II e III fascia, indicando fino a 20 istituzioni scolastiche per ciascuna graduatoria richiesta.

Possono essere inseriti con riserva nella I fascia delle GPS coloro che conseguono
l’abilitazione e/o la specializzazione sul sostegno entro il 20 luglio 2022.

Procedure di aggiornamento delle graduatorie provinciali e di istituto di cui all’articolo 4, commi 6-bis e 6-ter, della legge 3 maggio 1999, n. 124 e di conferimento delle relative supplenze per il personale docente ed educativo

Per informazioni su come funziona l’inserimento in GPS ed assistenza tecnica Contatti | Graduatorie Provinciali e di Istituto per le Supplenze (istruzione.it)

Green Pass a scuola cosa cambia

La certificazione verde, fondamentale o potenziata (più semplice dal vaccino o dalla guarigione), ora non sarà più richiesta per entrare in molti luoghi, ora nemmeno per i soggetti comunque obbligati a vaccinarsi, tra cui gli over 50. In teoria, anche che hanno scelto di non vaccinarsi.

 

Cosa succede a scuola

Personale scolastico e studenti sotto pressione fino al 15 giugno. Su richiesta del dirigente scolastico occorre dimostrare entro cinque giorni l’esenzione dal vaccino o che è stato vaccinato con richiami o che ha prenotato la dose di vaccino da ricevere entro 20 giorni. Altrimenti si rischia la multa una tantum dei cento euro ma senza sospensione dal lavoro.

 

Insegnanti fuori dalle aule

 

Coloro che svolgono la loro attività nelle scuole continuano ad essere obbligati a vaccinarsi fino a giugno e potrebbero comunque tornare sul posto di lavoro senza il Green Pass. In questo caso, tuttavia, fino alla fine dell’anno scolastico, questo personale dovrebbe essere assegnato a compiti diversi senza aver contatti con gli studenti.

C’è un accordo tra il Ministero del Lavoro e della Salute per ritenere la responsabilità della mascherina (che in ogni altro caso potrebbe decadere dal 1° maggio) per tutti i soggetti che svolgono la propria attività, pubblica o privata, in contatto con i colleghi e per i soggetti che sono pubblici.

 

Un mese in più di sicurezza degli studenti


La linea del Ministero dell’Istruzione è di rendere obbligatoria durante le lezioni i dispositivi di protezione come la mascherina, nonostante tutto manchi poco più di un mese alla fine delle lezioni. Il decreto che ha disegnato il percorso di uscita dall’emergenza previsto per i successivi mesi continua ad essere: “Fino allo stop dell’anno scolastico nelle scuole (…) è obbligatorio applicare i dispositivi di sicurezza respiratoria”. Forse un nuovo decreto potrebbe stabilire che non siano più necessari e sembra molto difficile che venga probabilmente preso.

Il filosofo Machiavelli

Machiavelli è un filosofo italiano del XVI secolo. Era al servizio dei principi e scrisse scritti destinati al consiglio di questi.

È chiaro che Machiavelli è il fondatore del pensiero politico moderno, cerca nella sua opera di individuare i mezzi per acquisire il potere e soprattutto per mantenerlo. Egli fa emergere così la figura leggendaria del “principe”, questo sovrano modello, nel senso che ha capito tutto fin dai più piccoli meccanismi di come governare.

Il principe descritto da Machiavelli ha la giusta dose di astuzia umana e quanto basta animale. È soprattutto un tattico incredibile pronto a sacrificare tutti gli uomini necessari per mantenere l’autorità.

Ma chi è questo essere straordinariamente dotato per la politica?

È un uomo naturalmente dotato, non lo farà chiunque; tuttavia, l’educazione ha un ruolo indiscusso nel raggiungimento della figura del principe. È qui che entra in gioco Machiavelli perché se bastasse avere qualità personali, che senso avrebbe una teoria? Machiavelli scrive un libro destinato all’educazione dei principi.

Machiavelli mostra infatti che un’adeguata educazione è necessaria per la formazione di colui che si può definire “principe”: è questa educazione che ci presenterà nella sua opera omonima, un vero e proprio manuale per il perfetto sovrano Il Principe.

Tuttavia, dobbiamo cogliere il significato di tale missione. Il principe machiavellico fa della precarietà un’arte di vivere e di superarsi, che è anche molto significativa sia per il suo tempo che per il Paese in cui si è evoluto, ovvero l’Italia dei secoli XV e XVI. L’Italia era, all’epoca, un insieme di Stati in continuo conflitto, senza frontiere fisse, fragili di per sé e, per di più, soggetti all’influenza straniera. Il disordine e l’instabilità regnano ovunque con la relativa eccezione di Firenze, Venezia, Milano e Roma. L’Italia di allora non meritava l’appellativo di Stato ed era ancor più necessario liberarsi dell’idea di un nazionalismo letteralmente estraneo ai cuori italiani di allora.

Gli stati italiani del suo tempo erano più proprietà di una “casa” che della “cosa comune, la res-publica”. Di conseguenza, lì lo “spirito nazionale” è molto poco sviluppato. L’attività principale di queste città è la guerra. Divorati dall’ambizione e privi di eserciti permanenti, ricorrono costantemente ai mercenari, il che è molto pericoloso per le città che li impiegano perché non difendono mai qualcosa che è importante per loro, fanno guerra a denti di sega, cercando soprattutto di risparmiare i uomini e spesso cercano di impadronirsi della città che li impiega.

Ma non dimentichiamo di parlare più particolarmente di Firenze, che è la città citata da Machiavelli e per la quale scrisse Il principe. Quando nacque Machiavelli era uno stato di 50.000 abitanti, una cifra considerevole per l’epoca. La Signoria di Firenze fu dominata nel XV secolo dai Medici, comprendeva un buon numero di regioni e città che ne fecero un centro importante per dimensioni e ricchezza.

Politicamente gode di un’organizzazione repubblicana. Storicamente, due fenomeni hanno finito per influenzare la vita politica della città: lo sviluppo del commercio urbano da un lato, l’impulso principesco dall’altro. Più il vecchio mestiere decade, più vediamo svilupparsi la nuova figura del potentato, quest’uomo ricco che fa regredire l’ex governo repubblicano per farlo tendere all’oligarchia. Questo rilascia poteri personali brillanti e gelosamente custoditi. Machiavelli scrive la sua opera per Lorenzo de Medici, Lorenzo il Magnifico.

Se vuole sopravvivere, il principe deve imparare ad essere malvagio e realista come i suoi avversari: va analizzato il reale esercizio del potere politico.

UNA RIVOLUZIONE: L’INTRODUZIONE DEL REALISMO POLITICO

Il principe è l’agente privilegiato capace di realizzare il legame tra l’egoismo individuale comune a tutti gli uomini, sterile e distruttivo, e le sue forme collettive politicamente feconde. Il principe, per essere amato, deve suscitare la bassezza della natura dell’uomo, perché solo così potrà conservare il suo potere. E, politicamente, questa solidarietà tra il popolo e il principe tende a svilupparsi in un’unione più stretta, man mano che i rispettivi interessi diventano meno dissociabili.

È una concezione che, in un certo senso, rompe con la tradizione della filosofia politica. Ciò rende alcuni uomini più capaci di altri di esercitare il potere politico; è chi sa, che ci fa fare riferimento al concetto di “re-filosofo” in Platone.

Machiavelli parte dalla semplice osservazione storica per rendersi conto che questa teoria non funziona in pratica. Non è per una serie di disgrazie e di capricci che il re-filosofo fallisce; è perché la natura non fa filosofia. È un male crediamo che persegua un fine più alto nell’umanità. In realtà la natura è solo il campo di esercizio delle nostre passioni, passioni che sono in tutto identiche e che sono conoscibili.

Quindi è molto chiaro che, conosciuti e usati correttamente, devono essere in grado di servire la costruzione dello Stato. È quindi sulle rovine della filosofia politica che ha fondato la scienza politica: una psicologia delle passioni “di interesse sociale” accompagnata da un’arte di sfruttarle.

Una tale scienza – e questa è la conseguenza capitale – non è più il privilegio di qualche élite naturale.

Il potere ha perso la sua dimensione sacra; Divenuto “fenomeno sociale”, si presta, come ogni fenomeno, a osservazioni positive. I capi confessano che la conquista e il mantenimento del potere obbediscono a certe regole immutabili, che corrispondono alla fissità delle passioni umane: così evitano il più possibile di essere limitati dai loro consiglieri, rendendo inutili gli amici, di abbandonarsi tra gli altri ai loro alleati e la lista è lunga; non hanno scelta se vogliono essere al potere. Se la politica imita la natura, il principe che vuole avere successo deve guardarla in faccia.

L’UOMO È PER NATURA “CATTIVO”

Per Machiavelli, questo parte dalla semplice constatazione che gli uomini sono spinti dalle loro passioni, che vogliono sempre dimostrare cercando di soddisfarle. Così l’uomo sarebbe solo amico dell’uomo e quindi del principe.

Quest’ultimo deve saperlo; i suoi sudditi non sono suoi nemici diretti come potrebbe esserlo un invasore, tuttavia non saranno sempre conquistati da lui se il principe non dà loro soddisfazione. Bisogna sempre evitare il pericolo e questo con pratiche che possono variare, legate a loro volta a compiacimento, seduzione, intimidazione, violenza.

Queste pratiche prefigurano, come spesso si è detto, il governo dell’opinione pubblica, che presuppone lo sfruttamento politico più favorevole delle convinzioni, dei pregiudizi o delle passioni degli individui. Trascurando queste passioni ci metteremmo in contrasto con le persone; mentre sono loro che virtualmente detengono la forza; sono l’alleato più serio che si possa avere. Il principio è avere dalla vostra parte la folla, cioè questi piccoli che formano la maggioranza e dovete mettere a tacere gli intellettuali che potrebbero nuocere a questo progetto.

È tutta una tecnica psicologica che mette in gioco che può accompagnare la forza delle armi stessa. Bisogna neutralizzare i veri istinti morali o religiosi deviandoli verso oggetti meno elevati e dirigendo in anticipo gli odi contro i nemici personali del principe; Così è come dovrebbe essere fatto. Alle persone, pur rimanendo passive, viene assegnato un ruolo trainante. Il potere del principe è molto chiaramente demagogico; è la condizione permissiva della sua sopravvivenza.

La filosofia di Machiavelli è l’uso delle credenze per scopi politici: moralità e religione non sono altro che strumenti per la perfetta realizzazione del suo potere. Machiavelli vede nella religione un perfetto elemento stabilizzante; è quindi dannoso non essere pii. Il principe è costretto a vivere in una menzogna permanente, giustificando sempre i suoi atti in termini etico-religiosi per tenere il popolo dalla sua parte; la religione è più strumentalizzata che mai.

I moralisti dicono che tutto finisce sempre per essere pagato; gli storici che seguono l’osservazione dei fatti ne sono meno convinti; Machiavelli è dalla loro parte. Lo stesso vale per l’approccio morale; Machiavelli resta molto scettico perché presenta l’umanità in questi termini: se mi fossi fedele io ti sarei leale, ma non è sempre così, poiché le tue passioni ti governano, quindi permettimi di prendere le mie precauzioni. In questo modo ; predicando sempre la bassezza della natura umana è chiaro che inevitabilmente si radica l’immoralità nella propria pratica politica, trascurando così chiaramente l’umanità nell’uomo.

IL PRIMO DELLA FORZA IN POLITICA

Senza la forza nulla si crea, ma nulla può nemmeno essere mantenuto. Una natura umana incapace di trattenersi e legarsi potrebbe quindi essere tenuta insieme solo con la forza. Di qui la necessità che il principe che non vuole crollare stia ben seduto; lo stato resiste solo per la forza effettiva che lo sostiene; la politica poggia dunque sulla forza, che è il fondamento dell’ordine. La paura diventa facilmente il principio.

ALCUNI HANNO UNA “VIRTU” CHE PERMETTE DI GOVERNARE.

La “virtu” è questo stratagemma a cui spesso si riduce il machiavellismo. Ha due aspetti principali per lui:

È uno stratagemma usato dal principe per risparmiare i suoi uomini per raggiungere un obiettivo personale. Permette poi di eccedere per l’arma tipica dei civili che economizzano la violenza.

Ma è anche l’occultamento del principe della sua vera natura da fare credere a una morale come abbiamo visto prima per reclutare il popolo.

L’astuzia è fondamentale per la corretta condotta di uno stato o di una vittoria; tuttavia le vittorie che si basano solo sull’astuzia sono di breve durata perché in definitiva “contro natura”.

Machiavelli non prevede quindi una politica che si basi solo sull’inganno: senza la forza è inutile. Tuttavia, è questa animalità che alcune persone possiedono, che le rende più adatte a governare di altre; ma senza la conoscenza degli elementi che abbiamo già visto riguardo al buon funzionamento di uno stato, un individuo non può governare in un modo che gli sarà favorevole e duraturo.

 

Il principe machiavellico è l’incarnazione perfetta di un uomo dotato di ragione e intuizione, che è l’unico modo per gestire bene uno stato e avere successo in politica. Non bisogna però perdere di vista il fatto che anche chi ha una predisposizione per la politica non può sottrarsi all’educazione del veggente che gli spiegherà come funziona tutto il sistema; questo è il compito dell’istruttore che è Machiavelli.

 

Il principe dotato di questa “virtù” è anche colui che, grazie al suo intuito, potrà influenzare il destino in una direzione a lui favorevole. Questa è la superiorità di chi ne è dotato e degli altri .

STORIA, IMPRESSIONI DI ORDINE NEL CAOS

 

Il principe deve conoscere la storia perché, anche se casuale, ci sono comunque proporzionali possibilità che certi elementi si ripetano; pertanto, lo stesso errore non dovrebbe essere ripetuto due volte. Machiavelli non perde di vista le coincidenze della storia e l’assurdità che governa il mondo, eppure c’è una certa prevedibilità nella storia. Il principe è parimenti colui che può influenzare favorevolmente la direzione della storia.

 

Lo troviamo nella sua teoria del caso, di quella che chiama “fortuna”; Secondo lui, un fatto è dovuto per il 50% al caso e per il 50% all’azione umana. L’uomo può quindi avere un peso nella storia e, anche se limitato dal caso, vale solo se l’uomo è in grado di osservare la storia e trarne conclusioni.

 

Il principe quindi ha sempre bisogno di un istruttore.

Rinascimento in Italia: Architettura del Quattrocento

In questo articolo sviluppo economico e demografico dopo il superamento della peste del 1348 e lo sviluppo della borghesia commerciale e finanziaria (sviluppo del sistema bancario)

La buona situazione economica favorisce l’ottimismo sulla vita e ci allontana dal pessimismo e dalla paura della morte che hanno caratterizzato il Medioevo. Ciò troverà riscontro nell’arte. Inoltre, una maggiore ricchezza permette di finanziare più opere artistiche.

Le monarchie europee creano forti stati centralizzati, la nobiltà è totalmente sottomessa. I re finiranno per diventare importanti mecenati.

 

 

Gli Stati Italiani

 

L’Italia è politicamente divisa, anche il Papa ha un suo Stato (lo Stato Pontificio), ma hanno una situazione economica prospera. I mecenati dell’arte saranno borghesi e religiosi.

La caduta di Costantinopoli (1453) fa arrivare in Italia molti studiosi bizantini in esilio. Porteranno i loro libri e la loro conoscenza dell’antichità classica (fanno moda Aristotele). Anche in Italia sono presenti numerosi resti archeologici di arte romana. Ciò favorirà la comparsa dell’umanesimo. I passaggi biblici non sono più gli unici temi nell’arte e aumentano i temi legati alla mitologia classica.

L’umanesimo è un movimento filosofico e culturale che presuppone un nuovo modo di vedere il mondo basato su:

  • Antropocentrismo: l’uomo dovrebbe essere il centro della riflessione, contrariamente al teocentrismo (Dio e la religione dovrebbero essere il centro del pensiero). Per questo l’individuo non sarà più un semplice peccatore che deve attraversare la terra con umiltà, ma diventerà un vitalista che cerca nel suo sviluppo personale e nella sua grandezza individuale un modo per manifestare la grandezza divina sulla terra.
    • L’artista rinascimentale segue l’ideale dell'”uomo totale”. Si prende cura sia del suo corpo che della sua mente e ha una cultura generale, imparando diverse materie e praticando varie arti. L’artista indipendente che vive del suo lavoro appare e raggiunge persino la fama, nasce il concetto di “genio”.
      Spiccano altri temi diversi dal religioso: paesaggi, ritratti, nudi (studi anatomici del corpo umano).
    • Fede nella ragione e nella scienza: si cercano spiegazioni razionali e non religiose per i processi della natura, ecco perché compaiono la scienza moderna e l’empirismo. L’artista rinascimentale sperimenterà tra diverse possibilità artistiche.
  • L’interesse per la cultura dell’antichità greco-latina, che ritorna, cioè rinasce.
    Adozione di soluzioni artistiche dall’antica Roma, ma senza imitazioni, cioè senza essere una copia esatta, ma cercando nuove interpretazioni. Concezione negativa dell’arte medievale e gotica nell’artista e storico Vasari (bellezza nell’antichità classica, bruttezza nel medioevo, rinascita della bellezza in quel tempo).
    • Neoplatonismo: ricerca dell’ideale attraverso la proporzione e l’armonia.
    • Ricerca del piacere estetico, si perde la funzione didattica. Appare il nudo.
    • L’invenzione della macchina da stampa a caratteri mobili (Wuttember 1450) permette una rapida diffusione della cultura e di questo nuovo movimento culturale.

Esplorazioni e scoperte geografiche (Colombo, Vasco de Gama, Magellano, ecc.) influenzeranno l’arte.

 

Rinascimento: origine, diffusione e fasi

 

Sorse in Italia nel XV secolo dalle sculture di Nicolás Pisano, che copiò i sarcofagi romani e iniziò la scultura moderna (a Pisa). Dopo la sua morte, il centro culturale si trasferì a Firenze, città in cui ruppe con il gotico. In architettura lo fa Brunelleschi, in pittura si evolve dalle innovazioni del trecento (Giotto). Infine, interesserà anche l’architettura.

In Europa il Rinascimento si diffuse nel corso del Cinquecento ma con minore intensità. Vengono presi elementi rinascimentali che si combinano con altri gotici. In alcune zone nemmeno quella, passerà dal gotico al barocco senza passare per il Rinascimento.

 

Fasi:

  • Quattrocento o primo Rinascimento (XV secolo) a Firenze sotto il patronato dei Medici.
  • Cinquecento o rinascimento classico (primi decenni del XVI secolo). A Roma sotto il patrocinio dei Papi: Giulio II (1505-13) e Leone X (1513-21), si diffuse in tutta Europa. Leonardo, Michelangelo e Raffaello.
  • Manierismo o tardo rinascimento (XVI secolo dalla Riforma protestante e la Controriforma negli anni ’30 del Cinquecento fino alla fine del secolo). La sperimentazione porta a un’evoluzione anticlassica di Michelangelo, la cui opera divide il Cinquecento dal Manierismo. Si dice che coloro che seguono questa tendenza continuino a creare nel “modo” di quei maestri. Allungamento, scorcio e forme angolari. Sviluppo urbano.


Caratteristiche dell’architettura

 

Ricerca di armonia e proporzione attraverso la geometria e gli spazi aperti. Misure adattate all’uomo, la verticalità gotica viene rifiutata, quindi le linee orizzontali tendono a risaltare. Numero d’oro.
Spazio razionale e unitario, le forme e gli elementi della composizione sono reciprocamente correlati, a differenza dello spazio sconnesso del gotico.

Uso di elementi greco-latini: arco semicircolare, colonne che seguono gli ordini classici, frontoni triangolari, che sostituiscono gli elementi gotici.
L’edificio civile accresce la sua importanza equiparandolo all’edificio religioso. Si amplia la tipologia degli edifici civili: villa rurale, municipio, biblioteca, teatro, ospedale e il più importante: il palazzo urbano, che normalmente segue il modello fiorentino e manca della torre gotica.

 

Ritornano:

  • la pianta centrale, che si accosta a quella longitudinale (basilica e croce latina)
  • volte a botte, soffitti piatti con soffitti a cassettoni e cupole semiarancioni.
  • carroccio in muratura perfettamente intagliato, imbottito o meno. Marmi colorati.

 

Architettura del Quattrocento: Brunelleschi e Alberti

 

Filippo Brunelleschi (1377-1446). Prima metà del sec. È quello che rompe con la tradizione medievale adottando modelli classici.

Caratteristica:
Stile geometrico e simmetrico in cui spicca la prospettiva lineare
Bicromo bianco e grigio (pietra serena, arenaria grigia)
Semplicità, austerità, piccola decorazione con oculi, tondos (dipinti circolari) e modiglioni.


Riproduce:

  • Cupola della Cattedrale gotica di Santa Maria de las Flores (Firenze), la prima opera architettonica del Rinascimento (1420-36) e la prima di grandi dimensioni dopo quella di Santa Sofia. Tamburo poligonale, otto lati con otto oblò o oculi. I loro volti sono rivestiti di marmi policromi (bianco, verde e rosso). Sul tamburo è posta una doppia cupola, appuntita all’esterno, semisferica all’interno. All’esterno, otto plementi in mattoni rossi separati da nervature bianche (effetto visivo). Sormontato da un’elegante lanterna (disegnata da lui, ma realizzata dopo la sua morte).
  • Chiesa di San Lorenzo e Basilica dello Spirito Santo. Entrambe le basiliche hanno un tetto ad architrave piatto con soffitti a cassettoni.
  • Ospedale degli innocenti. Disposizione a croce con una chiesa nel transetto e tra le braccia le stanze degli infermi. Orizzontalità, portico, bicromia (pietra serena), piastrelle di ceramica nei pennacchi, archi semicircolari, fusto liscio, timpani sopra finestre, scale di accesso. Urbanistica: fusione con l’ambiente circostante, fa parte del lato di una piazza.
  • Palazzo Pitti. Conci a spessore imbottiti, orizzontalità: senza torri e con cornicione).
  • Cappella dei Pazzi (1429-61) sua ultima opera. . Portico d’ingresso con architrave spezzata. Geometria, tondi, pilastri…

 

Michelozzo (1396-1472). Anni centrali del sec.

Opera: Palazzo Medici Riccardi (1444), diventa modello per i palazzi fiorentini:
Struttura cubica attorno ad un cortile centrale porticato a tre piani.
Decoro con sartiame imbottito che risalta maggiormente al piano terra e meno sul secondo, che ha i bordi ribassati, sul terzo, il bugnato non è imbottito.
Archi semicircolari e capitelli di diversi ordini classici.
Cornici molto pronunciate.

 

Leon Battista Alberti (1404-1472). Anni centrali del sec. Uomo totale (pensatore, scrittore e artista). Ha scritto diversi libri sull’arte, definisce per la prima volta il concetto di prospettiva.

Caratteristica:

  • Sistema di facciata appiattita.
  • Facciate monumentali che sembrano archi di trionfo.

Opere: facciata di Santa Maria Novella a Firenze (sistema di facciata piana con volute giganti), Palazzo Rucellai a Firenze (rompendo la monotonia con lesene sovrapposte degli ordini), San Andres a Mantova, San Francisco de Rimini o Tempio di Sigismuno Malatesta (facciata nel forma di arco trionfale, come quella di Costantino), Facciata della Chiesa di San Sebastián a Mantova (scala di accesso, pianta a croce greca come il paleocristiano Gala Placidia, frontone di tempio romano).

Il paleolitico

Ci sono specie che si adattano meglio di altre a vivere in un ambiente naturale. Quelle specie hanno più prole rispetto alle specie meno adattate. Con il passare di molte generazioni, le specie peggio adattate scompaiono e rimangono solo quelle che si sono adattate meglio. Questa si chiama selezione naturale e il naturalista Darwin fu il primo a rendersene conto. A volte si verificano mutazioni genetiche, cioè piccoli cambiamenti nei geni (informazioni che le cellule hanno) nel momento in cui vengono copiati dai genitori ai figli. Quando questi cambiamenti sono importanti diciamo che è apparsa una nuova specie. La nuova specie compete con la precedente e il risultato è che la più adattata va in un’altra area o finisce per scomparire a causa della selezione naturale. Il passaggio da una specie all’altra meglio adattata si chiama evoluzione.

L’evoluzione ha interessato anche alcuni antichi primati (antenati delle scimmie). Hanno subito mutazioni che hanno cambiato il loro modo di camminare e sono diventati bipedi, che hanno aumentato la loro capacità cranica e cerebrale, ridotto la mascella, ecc. Chiamiamo questa successione di cambiamenti biologici avvenuti in alcuni primati fino a dare origine agli esseri umani moderni (noi), il processo di ominizzazione.

Il processo di ominizzazione iniziò in Africa circa sei milioni di anni fa. Anche altre specie di primati che esistono oggi, come lo scimpanzé o il bonobo, discendono da primati primitivi, come noi, ecco perché condividiamo più del 95% dei geni.

I cambiamenti più importanti del processo di ominizzazione sono stati:
Andatura bipede naturalmente, a differenza di altri primati. In altre parole, camminiamo naturalmente sui nostri due arti inferiori, poiché la colonna vertebrale è diventata sempre meno arcuata. In questo modo le estremità superiori sono libere e potrebbero essere utilizzate per altre cose. Abbiamo anche un pollice che si oppone al resto delle dita in misura maggiore rispetto al resto dei primati. Questo vantaggio è unico per la nostra specie.


Aumento della capacità cranica e cerebrale. Contemporaneamente, la fronte è diventata più piatta e più ampia. Diminuzione delle dimensioni della mascella e dei denti e dell’aspetto del mento.
I cambiamenti fisiologici hanno permesso la comparsa di un linguaggio complesso e ricco di suoni. Questo ha facilitato la cooperazione tra gli individui.

Fasi della preistoria cosa abbiamo scoperto grazie ai progressi tecnologici


Per studiare meglio un periodo lungo come la preistoria, lo si divide in fasi più brevi. Poiché la preistoria è anteriore all’invenzione della scrittura, per dividere le fasi ci basiamo sullo sviluppo tecnico degli oggetti trovati nei siti:
Paleolitico (o età della pietra antica) che inizia con la comparsa degli strumenti circa due milioni e mezzo di anni fa. Questo periodo copre il 99% della storia dell’umanità.

Fasi intermedie tra Paleolitico e Neolitico:

  • Il Mesolitico nel Vicino Oriente
  • L’Epipaleolitico in Europa e Nord Africa.

Neolitico (o Nuova Età della Pietra) che inizia con la diffusione dell’agricoltura come principale mezzo di approvvigionamento alimentare. Ciò accadde diecimila anni fa nel Vicino Oriente e cinquemila anni fa nella maggior parte della penisola iberica.
Age of Metals, che inizia con la comparsa della metallurgia seimila anni fa in Medio Oriente e 3.500 anni fa nella penisola iberica.


L’Età della Pietra Antica o Paleolitico può essere suddivisa in più fasi in base alla capacità tecnologica di lavorare gli utensili in pietra. Gli ominidi più importanti in ordine di apparizione furono: l’Africano Austrolopithecus, che fu il primo bipede, l’Homo habilis, che fabbricava strumenti, l’Homo erectus, che fu il primo a dominare il fuoco e ad abbandonare l’Africa, il Neanderthal, il primo con la religione , e l’Homo sapiens sapiens, noi, i primi che realizzammo pitture rupestri.
Il Paleolitico Inferiore, periodo iniziato 2,5 milioni di anni fa con la comparsa dei primi utensili in pietra. Questo stadio è associato a diversi ominidi:
L’Australopithecus, che è uno dei primi bipedi vissuti in Africa 5 milioni di anni fa, probabilmente costruì strumenti primitivi. Probabilmente erano spazzini (si nutrivano di animali morti).


Homo habilis (di 2 milioni e mezzo di anni fa) che costruiva strumenti intagliando o percuotendo pietre con pietre più dure. In questo modo si ottengono scaglie (sassi staccati), coltelli, raschietti, asce o bifacciali, punte di freccia e arpioni d’osso. Utilizzavano principalmente la selce, un tipo di roccia con cui si ottengono pietre dure da taglio e che, una volta scolpite, si staccano laminate. Sebbene molti animali utilizzino anche strumenti, non li producono, cioè li usano come si trovano in natura. D’altra parte, gli ominidi modellano ciò che trovano per dare loro una forma precedentemente pensata.


Homo erectus o ergaster (di 1,5 milioni di anni fa) che fu il primo a diffondersi fuori dall’Africa. Fu anche il primo dei primi a costruire capanne, vestirsi di pelli di animali e, soprattutto, padroneggiare il fuoco 1,5 milioni di anni fa. Con il fuoco, gli ominidi potevano mangiare meglio riscaldando il cibo, spaventando gli animali selvatici, illuminandosi di notte, riscaldandosi ed evitando il freddo, e favoriva l’interrelazione raccogliendo tutti attorno a un falò. L’ultimo erectus si estinse 50.000 anni fa, proprio come l’Homo floresiensis.


Di questo periodo sono altri ominidi come Homo heidelbergensis (da 600 mila anni fa a 200 mila anni fa) o Homo antecessor (da 800 mila anni fa)
Poi arriva il Paleolitico medio, un periodo iniziato 180.000 anni fa. Questo stadio è associato al Neanderthal o Homo sapiens neanderthalensis che esisteva da 220.000 anni fa a 30.000 anni fa. Questo fu il primo che effettuò sepolture con corredi funerari (oggetti sepolti accanto al defunto). Questa fu la prima manifestazione religiosa. In questo periodo sono presenti molti resti di raschietti in pietra, per pulire le pelli e affilare i coltelli di pietra. Altri ominidi della fine di questo periodo sono Denisovans e Homo floresiensis, entrambi di 50/40 mila anni fa.


Finalmente arrivò il Paleolitico superiore da 40 mila anni fa a 10 mila anni fa. Questa fase è associata all’Homo sapiens sapiens . Questo ominide si è incrociato con gli Homo Neanderthal quando si sono diffusi in tutta Europa (gli europei conservano il 2% dei geni di Neanderthal). Allo stesso modo, l’Homo sapiens sapiens si incrociò con i Denisoviani quando occuparono l’Asia.

L’Homo sapiens sapiens esiste da almeno più di 200.000 anni (secondo il DNA mitocondriale) e più di 300.000 anni secondo . In questo periodo apparvero arpioni d’osso per la pesca, lame di pietra per lance, propulsori di legno che lanciavano piccole lance d’osso dette assegais, aghi d’osso per cucire e perforatori di pietra per perforare le pelli. L’Homo sapiens realizzò pitture rupestri (nelle grotte), fece incisioni con bulini affilati (strumenti d’osso o di pietra) e scolpì le prime statuette di venere che rappresentano le donne e che sono legate alla fertilità. Appare la specializzazione sessuale del lavoro: le donne normalmente si dedicano a confezionare abiti, la raccolta e la pesca e gli uomini si dedicavano alla fabbricazione di armi e alla caccia. Sebbene vi sia una differenziazione del lavoro per sesso, nessuno di questi compiti è stato considerato superiore agli altri e tutti hanno collaborato. Le prime forme di religione erano legate alle forze della natura, ed erano forse animistiche, cioè credevano che gli animali e le persone avessero anime o spiriti.